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Sedute individuali e di coppia. Primo incontro conoscitivo gratuito.

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Nessuno “guarisce” l’altro,
perché nessuno è malato.
Nessuno può aiutare l’altro
se l’altro non sceglie di essere aiutato.

Cos’è il Counseling

Nel Maggio del 2000 la professione del Counseling è stata acquisita dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) fra le professioni cosiddette non regolamentate, in quanto non è obbligatoria l’iscrizione ad un’Associazione o ad un Albo per l’esercizio della professione.

Nota : Counseling si scrive in americano con una elle, e in inglese con due.

Con la Legge 14 gennaio 2013, n 4 il counseling è ufficialmente riconosciuto dallo Stato italiano.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; il Presidente della Repubblica promulga la seguente legge:

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PROFESSIONI NON ORGANIZZATE

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013

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Il Counselor, dopo un percorso formativo almeno triennale, è la figura in grado di “favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità.”

Counseling, come il termine Psicologia, di per sé è generico. Poiché esistono diversi indirizzi psicologici, a seconda della scuola e della formazione seguita, ed esistono innumerevoli indirizzi di Counseling : da quello che si occupa di dinamiche relazionali, a quello sistemico, a quello gestaltico, artistico, filosofico e religioso, tanto per citarne alcuni.

Per cui, così come un percorso di psicologia è definito dalla metodologia, dall’impostazione e soprattutto dai riferimenti (autori, didatti e maestri), anche il Counseling ha la stessa varietà di caratteristiche.
Pertanto il bagaglio di conoscenze che ogni individuo acquisisce nel proprio percorso determina il suo modo di essere, sia come individuo sia come “operatore della psiche”. Vale a dire che nessuno di tali “operatori”, comunque sia definito socialmente, può, deve (o dovrebbe) separare la propria esperienza esistenziale dal proprio essere nell’ora-è-qui quando è in relazione con l’individuo che a lui si affida per sciogliere i suoi nodi esistenziali.

Il Counseling di cui si tratta qui, affonda le sue radici primarie nella visione del mondo di Carl Gustav Jung, nella elaborazione delle concezioni junghiane di Silvia Montefoschi e in quella di James Hillman. Altre radici sono l’esperienza e la visione del Buddhismo, alcuni aspetti del Taoismo e di Lao tsè in particolare, il senso del mondo illusorio e reale dell’Induismo e della Baghavad Gita in particolare e infine l’insegnamento del Maestro Baba Bedi sulla relazione emozione-psiche-corpo.

Queste radici si basano innanzitutto sulla concezione che “psicologia” significa “conoscenza dell’anima” e “psicoterapia” significa “servire l’anima”.

Anima

Per anima nel senso della psicologia del profondo junghiana e in quello archetipico hillmiano, si intende : “…più che una sostanza, una prospettiva, più che una cosa in sé, una visuale sulle cose. Questa prospettiva è riflessiva; essa media gli eventi e determina le differenze tra noi stessi e tutto ciò che accade. Tra noi e gli eventi, tra l’agente e l’azione c’è un momento riflessivo – e fare anima significa differenziare questa zona intermedia.”
Inoltre : “… «anima» si riferisce alI’approfondirsi degli eventi in esperienze; in secondo luogo, la densità di significato che l’anima rende possibile, nell’amore o nell’ansia religiosa, deriva dal suo speciale rapporto con la morte. In terzo luogo, per «anima» io intendo la possibilità immaginativa insita nella nostra natura, il fare esperienza attraverso la speculazione riflessiva, il sogno, l’immagine e la fantasia – in breve, quella modalità che riconosce ogni realtà come primariamente simbolica o metaforica.”
(Cfr J. Hillman “Re-visione della Psicologia”)

Counseling del Profondo

Pertanto il Counseling di cui si parla qui, si occupa, nello spazio intermedio che si forma nella relazione con il “cliente”, della sua autonomia e responsabilità. Per cui il lavoro con la sofferenza che l’altro porge si basa sulla restituzione a lui stesso della sua autonomia e responsabilità di individuo di fronte alla sua stessa vita.

Nessuno “guarisce” l’altro, perché nessuno è malato. Nessuno può aiutare l’altro se l’altro non vuole essere aiutato.

Il lavoro è efficace solo e soltanto, in questa concezione, quando “l’operatore” è in grado di fornire strumenti e metodologia di approccio a se stessi, di elaborazione dei propri vissuti emozionali e mentali. Per fare questo il primo passo è il saper distinguersi dalle proprie stesse emozioni.

Autonomia

Autonomia non significa “non ho bisogno di nessuno”, questo lo pratichiamo già costantemente nel nostro quotidiano quando ci chiediamo di cavarcela da soli a tutti i costi, ma significa sapersi distinguere dall’emozione che provo che non è rifiutarla o negarla, ma è prenderne atto e viverla senza subirla.

Sospensione del giudizio

Questa modalità di counseling dunque si basa primariamente sulla “sospensione del giudizio” e lavora sulle/con le/e attraverso le dinamiche relazionali, su/con/e grazie ai sogni e a tutta la concezione innanzitutto junghiana della psiche.

Siamo un tutt’uno, a volte armonioso a volte confuso e squilibrato di coscienza e inconscio, di Io e Sé. Il malessere si manifesta appunto attraverso la confusione e lo squilibrio tra Io e Sé che possiamo constatare nel nostro umore quotidiano, nei messaggi dell’inconscio, nelle varie modalità che si rivelano negative e distruttive della nostra relazione con il mondo e con noi stessi.
Se si parla di Inconscio Individuale si parla di Anima e Animus, nell’ottica junghiana, si parla di Inconscio Collettivo, di Simboli, di Trasformazione, di Archetipi, di Processo di individuazione che significa individuare se stessi.

E che altro compito ci può essere nella vita se non vivere per quello che si è?

Diceva Jung, a una domanda sulla sua “terapia” : “Che terapia? E’ terapia se un gatto diventa un gatto?”

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