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«I sogni non sono invenzioni intenzionali e volontarie, ma fenomeni naturali che sono proprio ciò che rappresentano. Essi non ingannano, non mentono, non falsificano, non nascondono nulla, ma enunciano ingenuamente ciò che essi sono e ciò che essi intendono. Sono irritanti e ci portano su strade sbagliate unicamente perché non li comprendiamo. Essi non ricorrono ad artifizi per celarci qualcosa, ma dicono ciò che forma il loro contenuto, nel modo per essi più chiaro possibile. Possiamo anche capire la ragione per cui sono così strani e difficili. L’esperienza, infatti, ci mostra che sì sforzano sempre di esprimere qualcosa che l’io non sa e non capisce.»  
C. G. Jung

Lettura dei sogni

“Ho visto un sogno” significa qualcosa di assolutamente
diverso di “Ho fatto un sogno”.
La coscienza moderna si ritiene autrice e proprietaria del sogno. I greci invece dicevano “ho visto un sogno” poiché erano consapevoli che era “qualcos’altro” che si manifestava all’Io.

I sogni sono il linguaggio privilegiato dell’inconscio, ma anche visioni, intuizioni, percezioni, emozioni, hanno contenuti dell’inconscio individuale e collettivo. L’inconscio ha radici nella storia psichica dell’umanità, quindi contiene le esperienze di tutti e nello stesso tempo è fonte di energia creativa inesauribile.

 

 

Il racconto di un incontro

Tratto dal manuale di manutenzione
“Ling Tai Chi Chuan e la Vita Quotidiana”

 

SOGNI
la prospettiva del Sé

 

 

-Ho sognato un cane, che vuol dire?
-E che ne so?

Eli resta un po’ interdetta, come gli altri che stanno facendo pausa con thè, caffè e altro.
Poi si illumina. -Ho capito. La domanda è posta in modo scorretto, incongruo e senza tutti i particolari necessari.
-Meno male. Questo è il primo punto, saper porre le domande.- sospira il maestro -Risparmiami quindi qualche altra sofferenza e aggiungi qualcosa, ti prego… 
-Be’, l’esperto di sogni sei tu, master, ad ogni modo… per cominciare devo descrivere il sogno in ogni particolare che ricordo. Quindi definire che tipo di cane era, cosa faceva e in quale contesto. Intanto non possiedo un cane e non mi ricorda nessun cane che io conosca, comunque mi chiedo che cosa rappresenta per me il cane e poi lo posso eventualmente collegare al significato simbolico e archetipico che il cane ha nell’esperienza dell’umanità.
-Brava, grazie.- sospira ancora il maestro. 
-Noi però non abbiamo capito niente.
-La questione dei sogni è molto complessa e non la esauriremo oggi. Possiamo fare ora-è-qui una introduzione e dare alcune dritte in modo che ci sia almeno una prospettiva corretta nel leggere i sogni.
-Ma sono poi così importanti?
-I sogni sono la visione del mondo e di ciò che l’individuo sta vivendo a livello cosciente, visti dalla prospettiva del Sé. Quindi sono importanti perché il Sé e l’inconscio sono “me stesso”, e mi sembrerebbe non solo incongruo ma anche autolesionista non occuparmene. È come se camminassi solo con una gamba. Ce la si può fare, ma è piuttosto faticoso e pericoloso.
-Ma ci sono un sacco di correnti psicologiche che non si occupano dei sogni. E anche la gente comune non dà loro molto peso a meno che non diano dei numeri da giocare al lotto.
-Se uno è ignorante e vuole restare tale, sono affari suoi. La risposta è abbastanza esaustiva?
-Anche troppo.

-Bene. Se i sogni sono messaggi dell’inconscio, questo ci dice innanzitutto che non è l’io che “fa” il sogno. E questo è il cambiamento fondamentale di prospettiva che mi permette di comprendere. Per questa ragione ho chiamato i miei gruppi di lavoro sui sogni “Ho visto un sogno” come dicevano i Greci quando al risveglio ricordavano i messaggi dell’inconscio. 
-Io faccio dei veri e propri film…
-”Vedi” dei veri e propri film. A volte sono sms, inesplicabili, a volte dei flash, a volte molto strutturati. I sogni sono importanti, che siano gradevoli o angoscianti sono il linguaggio del Sé e dunque cercano di dirci cose che non conosciamo e non capiamo. O che non vogliamo conoscere e capire.
-E dunque:
      -Primo: il sogno è il messaggio del Sé all’io.
      -Secondo: tutto ciò che c’è nel sogno, immagini, oggetti persone ed emozioni, non solo riguardano l’individuo, ma “sono” l’individuo stesso. Cioè sono rappresentazioni di contenuti della sua psiche.
      -Terzo: il linguaggio del Sé è analogico, atemporale, aspaziale, metaforico e simbolico. Perciò ci disorienta.
      -Quarto: ogni immagine, oggetto, persona od emozione rappresentati nel sogno sono “energia psichica” e sono presentati in quella modalità per significare il contenuto del messaggio.
      -Quinto: per cominciare a comprendere un sogno devo leggerlo “letteralmente”. Esattamente come leggo una frase in un libro, per quanto mi appaia incomprensibile quella è la frase e a quella mi devo attenere.
      -Sesto: per comprendere pienamente il sogno devo prendere distanza dalle emozioni non solo presenti nel sogno stesso ma anche da quelle che il medesimo mi suscita.
      -Settimo: le immagini, oggetti, persone ed emozioni contenute nel messaggio sono “energie psichiche”. Sono “simboliche”, il che significa che non sono dati oggettivi anche se si riferiscono ad essi. E ancora, che in termini junghiani sono differenziazioni dell’archetipo e quindi dell’inconscio collettivo.
      -Ottavo: i simboli sono sia la rappresentazione dell’energia inconscia, sia l’energia stessa. Grazie alla produzione simbolica ciascuno può trasformarsi, trasformare cioè la propria esistenza, anche se dal punto di vista dell’io, a volte, sembra impossibile.
      -Nono: se il sogno dice che è possibile, allora lo è. Se no, per così dire, l’inconscio non spreca energia e tempo a dire cose inutili. Pertanto anche un sogno che appare banale, se non addirittura identico alla realtà concreta, ha un suo motivo di essere. Un significato di cui prendere coscienza.
      -Decimo: comprendere i nostri sogni è difficile, è più facile capire quelli degli altri. E comunque un sogno non è mai del tutto esauribile, soprattutto se ha un’importanza che riguarda la mia vita anche in proiezione futura. Si tratta cioè di un sogno prospettico che comprenderò gradualmente: anche dopo molto tempo posso riconoscere dei significati che al momento in cui ho ricevuto il messaggio non potevo. Questo genere di sogni è abbastanza raro, naturalmente.
      -Undicesimo: il sogno può portare a livello della coscienza una energia potentemente creativa, significa allora che quell’energia è attiva e a disposizione dell’io. Ma è sempre e comunque l’io che sceglie se metterla in opera oppure no. Questa è la sua responsabilità e se volete anche il “libero arbitrio”. Ciascuno può fare la sua scelta, creativa o distruttiva che sia, e ne accetta le conseguenze.

-E i sogni premonitori?
-Sono rari anche quelli, ma accadono.
-E io perché non mi ricordo i sogni?
-Ricordarsi i sogni dipende sempre dal tipo di relazione che si ha con la parte inconscia. Non ricordarsene per molto tempo, o mai, significa che la relazione non è così armonica. Ricordarsene a valanga, tutte le notti, significa che l’io non discrimina ed è aperto a tutto quello che arriva dall’inconscio, e anche questo è indice di una non buona relazione.

-Possiamo provare a leggere un sogno, per capire meglio?- avanza Lara.
-Possiamo. E anzi, stavo proprio pensando di proporre un mio sogno fondamentale che ho ricevuto nel 1987 e che ha significato e prospettato il cambiamento di vita che mi ha condotto ad essere quello che sono.

Un certo silenzio. A parte il borbottio della teiera. Uno sbuffare di fumo. Un tremolio nervoso di una gamba sotto il tavolo. Occhi e orecchie aperti.
I sogni sono una melagrana che si apre.

-A quel tempo, all’inizio dell’87, avevo cominciato da pochi mesi la mia analisi personale. La mia intenzione era lavorare su me stesso, rimettere insieme i pezzi della mia vita, in quel momento molto confusi, e riprendere a fare quello che facevo prima: lo scrittore di novelle, fumetti e altro, professione che avevo cominciato a diciotto anni.
-E cosa sognò?
-Il messaggio che arrivò fu il seguente: ero nel mio letto, esattamente nella mia stanza di allora, a casa mia. E stavo sognando. E accanto a me, sopra le coperte, stava sdraiato sul fianco sinistro, con la testa appoggiata alla mano, il signor Carl Gustav Jung, il quale mi guardò e mi disse: “Alza ’sto velo!” con tono affettuoso e un po’ seccato.
“Velo?” rispondo io “credevo fosse un muro.”
Allora chiusi gli occhi e vidi il velo che si alzava.
E oltre il velo vidi in lontananza una piramide egizia.
“Cosa vedi?” mi chiese Jung.
Io aprii gli occhi e guardandolo risposi “Vedo una piramide.”
“Non fermarti alla prima immagine. Vai avanti.” mi sollecitò.
Io chiusi di nuovo gli occhi e vidi come l’immagine “zoomava” verso la piramide portandola più in primo piano. E davanti alla piramide c’era un guerriero, una guardia meglio, in piedi a gambe aperte, ben piantato, con la lancia in mano. Nella posizione classica di una guardia. Allora aprii gli occhi e dissi a Jung cosa vedevo e così di seguito. Il sogno si protrasse in questa modalità. E questo è quanto.

-Bellissimo!- esclama Lara.
-Sì, potente!- fa Eli.
-Ma che significa?

-Il primo significato, e per inciso quello fondamentale, che balza agli occhi è il dottor Gustav Jung che era lì, con disinvoltura steso sul fianco, e che mi guidava a “leggere” il sogno che stavo facendo.
-Per forza doveva fare lo psicanalista…
-Non per forza, come dicevo prima. Io potevo scegliere se seguire quell’indicazione, o tornare a fare quel che già facevo. E in effetti ci ho messo del tempo per convincermene, fermo restando che ci sono voluti anni di studio e pratica per essere, non psicanalista, ma occuparmi di counseling del profondo seguendo l’insegnamento junghiano. Nel contempo ci fu l’esperienza buddhista e l’incontro col Tai Chi.
-Quindi in quel senso il sogno fu trasformativo?
-Il sogno diceva: segui l’insegnamento di Jung. Impara a comprendere il linguaggio dell’inconscio, le immagini, e non fermarti alla prima lettura, approfondisci. Che significa studio, lavoro, pratica, innanzitutto con se stessi. A quel punto iniziai l’analisi didattica e poi tutto il resto.
-Ma se tutto ciò che sogniamo siamo noi, allora anche Jung è…
-Tutto ciò che sogniamo sono contenuti della nostra psiche, energie, e quindi non vuol dire che io sono Jung, se mai che quel significato rappresentato dalla figura di Jung mi riguardava e riguarda molto da vicino. Che è una connotazione della mia psiche. E pertanto fa parte del mio senso di essere ed esistere.
-Ma anche quando cominciò a praticare Tai Chi, ha sognato qualcosa?- chiede Lucky.
-Sognai che salvavo un vecchio saggio cinese, il mio maestro interiore, portandolo via da un luogo misero e pericoloso, nuotando attraverso un fiume e sorreggendolo. E in questo modo ritrovavo la mia identità. E vidi questo sogno parecchio tempo prima di incontrare il Tai Chi, per cui allora non avevo capito che cosa mi significasse. L’ho compreso tempo dopo, quando iniziai ad insegnarlo e a trasformarlo in Ling Tai Chi.

-Ma, tornando al sogno di Jung, la piramide e il guerriero che cosa significano?
-Che cos’era allora per me una piramide? Poco più che una nozione di storia. Via via ho approfondito questo significato che non può non essere collegato all’esperienza umana della morte, della trasformazione, dello spirito e del divino. Quindi un senso della morte come trasformazione, passaggio di dimensione e non solo di distruzione e del nulla. E la guardia armata è la stabilità, la potenza, la centratura che sono necessarie per compiere quel passaggio. Avevo la capacità, diceva il sogno, di reggere il senso della morte e della trasformazione. Che è sempre il vissuto di ogni passaggio: accettare di non scrivere più per professione, perché il mio senso allora non era più quello, è stata una morte e la trasformazione conseguente è stata lavorare perché fossi quello che “sentivo” di essere.
-Allora, lei sa come affrontare la vera morte- dice Lucky con una certa ansia.
Il maestro ride -Ho imparato dalla vita e da tutte le morti che ho dovuto affrontare e patire. Genitori, amici… ma anche le morti simboliche, l’allontanarsi da persone amate che non ami o che non ti amano più, e così via.

Un certo silenzio. Qualcosa volteggia nell’aria.

Il maestro riprende. -Ma stiamo dimenticando un particolare del sogno: tutto si svolgeva nella realtà concreta della mia stanza da letto, precisamente come era.
-E allora?
-Ha un significato su due piani: se il sogno mostra, chiaramente, la realtà concreta vuol dire allora che tutto è pienamente al livello della coscienza. È evidente, messo a fuoco. Secondo: che riguarda direttamente la realtà che il sognatore vive. E che quella realtà dunque è trasformabile secondo l’indicazione del sogno stesso. E infatti la mia vita concreta è cambiata completamente da quel momento in poi.
-Questa è l’importanza dei sogni e di una relazione armoniosa con l’inconscio. Sia che si tratti di passaggi di vita fondamentali, come quello descritto, o meno difficili e coinvolgenti emozionalmente. E questo è il significato che voglio passare a tutti: il sogno è concreto quanto il vivere, fa parte del nostro essere, è essenziale al nostro esistere.
-Pertanto, non solo i sogni epocali sono importanti ma ogni singolo sogno apparentemente banale e quotidiano comunque mi interroga.
-Come i segnali del corpo!
-Come il movimento della Forma che pratichiamo attenti ad ogni millimetro!
-Esattamente. E anzi, più è quotidiano più è vicino alla realtà concreta, dunque più possibile da mettere in opera. Se non lo faccio resta una “lettera che nessuno legge” come diceva il buon antico padre Freud.

-L’armonia tra Io e Sé, è quindi l’essenza di una vita soddisfacente. Qualunque cosa accada. Perché è nel Sé che sta il mio centro, e allo stesso tempo è il mio “dovere” e la mia “libertà” di accettare l’inevitabile.
-Questa è un’affermazione difficile da capire.
-Lo so. Ma che si parli di sogni o di tai chi, non fa differenza. Il tema dell’esistenza è il confronto con la contraddizione. La contraddizione innanzitutto tra essere “oggetto e soggetto” al tempo stesso della vita. Da qui partono mille altri possibili discorsi, che in parte stiamo affrontando in questo stage.

-Però una domanda resta, anche se mi rendo conto che è un po’ infantile: ma perché è così, maestro?-  chiede Robi.
-Come dice il saggio: è così, perché è così.

 

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